sabato 18 maggio 2013

Patagonia 2013: Isla Navarino

La frequenza dei miei post coincide in modo imbarazzante con le giornate di pioggia.

Stasera chiudo il tema relativo al mio viaggio in Patagonia: qualche giorno sul circuito dei Dientes di Navarino, poi Ushuaia, ultima cena a Buenos Aires ed infine volo di rientro verso casa.



L'isola di Navarino mi è rimasta nel cuore, non posso nasconderlo. Oltre a dei tramonti unici, conserva ancora quell'atmosfera da fine del mondo; atmosfera che non avevo provato nel trekking attorno alle Torri del Paine.
Isolata dai classici circuiti turistici-commerciali, permette all'escursionista di starsene un po' per conto proprio senza folle di persone, voci, chiasso. Il mio miglior bivacco in tenda l'ho fatto lassù, sotto i Dientes e le stelle. Una tenda, solitaria, ed un silenzio indescrivibile.


[Consiglio: pernottare sull'Isola Navarino è un'esperienza spartana anche in città, e può non essere adatta a tutti. Il trekking completo dei Dientes di Navarino non è per nulla da sottovalutare: l'isolamento e le foreste di lenga/lagune sono due elementi da tenere bene in considerazione].


Ushuaia è bella da lontano, arrivando in barca o partendo per il canale di Beagle.
Viverci, passeggiare per le vie ... è stato per me un duro "ritorno alla civiltà". Mai odiato così intensamente il caos, le persone ed il traffico.
L'uscita in nave per vedere i pinguini ed i leoni marini è praticamente d'obbligo. Chiudete un occhio sui turisti (lo siete anche voi), sulla frenesia fotografica, sulle esclamazioni e godetevi l'aria di mare, i riflessi della luce al tramonto... è un posto geograficamente unico, "mitico", ed il panorama appaga lo sguardo in ogni direzione.


Ultimo bucato, si fanno su gli zaini. La malinconia è immensa.


In questi post-patagonici ho raccolto un po' di foto ed una breve cronaca.
Molte riflessioni, sensazioni, emozioni, sono rimaste sulla carta dei miei appunti di viaggio, troppo personali.
Certi istanti, emozioni, sono rimasti sulla punta della penna, impossibile descriverli.

mercoledì 8 maggio 2013

Ogni tanto accade che la settimana parta male, che il lunedi porti con sè cattive notizie. Poi i giorni passano ma accade sempre qualche fatto negativo. A volte si è coinvolti direttamente, altre volte sono i propri amici. Ma questo non cambia di molto la percezione della situazione.

Il tuo spazio - turbato normalmente da avvenimenti piccoli, piacevoli o al massimo da qualche disguido (su cui ci potevi ridere sopra) - non lo riconosci più. Le regole che reggono questo mondo ti sembra ingiuste, non tanto per te, ma almeno verso le persone che ti sono vicine, quelle a cui tieni.

Un'amica che si spezza un polso. Un altro a cui viene rifiutata l'ammissione ad un concorso. Ritrovarsi senza un lavoro: la crisi alla fine ha colpito anche te.

Si è giovani, in forma, ed i cambiamenti fanno bene. Poter ricominciare, aprire un capitolo nuovo, rimettersi in gioco, ... siamo d'accordo è tutto fantastico, ma ogni tanto manca la forza, l'energia.

 "Pain is temporary. It may last a minute,
or an hour, or a day, or a year, but eventually
it will subside and something else will take its place.
If I quit, however, it lasts forever"

L. Armstrong

domenica 28 aprile 2013

Fango? Pioggia? Tempo per filmare...

Ponte del 25 Aprile all'insegna del maltempo. Piove un giorno si e l'altro anche, ma pazienza... Si dorme qualche ora in più al mattino, e nelle rare finestre in cui non piove si pedala.


Trascorrere più tempo in casa che fuori nei boschi mi gioca brutti scherzi. Il risultato: un nuovo video scherzoso girato sotto l'acqua di questi giorni...


domenica 21 aprile 2013

Patagonia 2013: Torres Del Paine "W"

La notte prima della partenza cerco di farla scorrere senza troppi patemi. D'altronde un po' d'agitazione è giustificata. Faccio colazione con un occhio sul caffè e l'altro sull'orologio.
Poi arriva il pullman, carichiamo gli zaini, e sotto una leggera pioggia ci si avvia verso Las Torres del Paine. Molti cercano di riprendere il sonno, altri invece non smettono di parlare per l'emozione. Perdiamo una coppia durante la sosta-caffè, ma fortunatamente l'autista viene avvisato per tempo e torna a riprenderli...


Comprimere cinque giorni in poche righe è difficile. D'altro canto una minuziosa cronaca sentieristica sarebbe noiosa. Potersi svegliare al mattino e poter pensare solo a camminare è una fortuna, un lusso. Si guarda il panorama, e ci si guadagna la meta successiva un passo alla volta, senza troppa fretta.


Se piove si cammina in compagnia dei propri pensieri.
Se esce il sole ci si riempie gli occhi della luce, dei colori.
Se tira vento, bè sei in Patagonia: cappuccio su e continua a camminare.


I tramonti sono sempre emozionanti, e quasi sempre i campeggi sono in "location" ottime per scattare foto.

Nella stagione centrale il sentiero è molto frequentato. Ripassate la lingua, fate amicizia e scambiatevi consigli. Le persone che si incontrano sono normalmente gentili (non fate troppo caso all'aspetto trasandato dei ragazzi).



Se avete la fortuna di trovare un meteo clemente, come è successo a noi, il trekking "W" è alla portata di un qualsiasi escursionista in buona forma fisica.


[Consigli:
Non lesinare sulle provviste, è importantissimo mangiare bene e abbondante la sera. Cercate cibi e soluzioni facilmente trasportabili, cucinabili e di ridotto ingombro.
Il fornello a benzina non mi ha dato noie. Certamente puzza ed è un po' meno "immediato" ma fa il suo lavoro al pari dei colleghi a gas. In loco si trovano anche soluzioni a gas, basta organizzarsi dall'italia con adattatori per un po' tutte le marche.
La nostra attrezzattura fotografica era composta da una D60 ed una Coolpix con batterie stilo. La batteria al litio della D60 ha durato tutti e cinque i giorni senza doverla ricaricare (ho configurato un minino di opzioni di risparmio). Per l'altra macchina ci siamo portati dietro un'abbondante scorta di pile.]


domenica 14 aprile 2013

Patagonia 2013: Perito Moreno

Riprendo in mano gli appunti di viaggio...

El Calafate, prima tappa di questo viaggio, si mostra nella sua versione meno autentica: pacchiana, caotica, grossolana. Negozi e vetrine sembrano studiati per i turisti USA, e l'atmosfera ne risulta un po' intaccata. E' anche vero che siamo arrivati in concomitanza con una famosa festa di paese, una calamita per tanti giovani, molti dei quali con l'atteggiamento da teppista tanto in voga oggigiorno.
Dalla camera dell'hotel vediamo un assaggio delle albe e tramonti che ci accoppagneranno lungo tutto il viaggio. Si può anche dimenticare il caos del centro-città.



La visita al Ghiacciaio Perito Moreno è d'obbligo. La prima cosa che ti colpisce è l'immensità, ma avvicinandosi è il blu del ghiaccio a renderti incredulo: fa sembrare il ghiaccio una pietra preziosa, un cristallo.
[Consiglio: la gita in barca, per quanto piena di turisti, permette di fare foto splendide alle fessure di ghiaccio. Indubbiamente l'acqua del lago patisce l'inquinamento dovuto alle imbarcazioni, è giusto rifletterci.]



Lasciamo El Calafate in bus, meta: Puerto Natales (Cile). La giornata scorre come i chilometri sotto le ruote: a volte in fretta, altre molto lentamente. Alla frontiera si gioca la caccia all'ortaggio (vietato importare semi, frutta, verdure, ... informatevi!) e gli operatori del CONAF sono scrupolosi, ma gentili. Ho passato le ultime ore a divorare mele, banane, ... mai fatto un pranzo così salutare.
[Consiglio: non fate i deficienti sul pullman quando sbucciate la frutta, le strade non sono il massimo... io mi sono affettato un dito]



Puerto Natales corrisponde bene all'idea che mi ero fatto dall'Italia. Molto più tranquilla, con turismo ma più discreto. Facciamo provviste per il trekking, benzina per il fornelletto e prenotiamo il trasferimento per le Torri del Paine. Un ultimo attento check agli zaini ed a letto presto.
[Consiglio: ci sono un paio di negozi che vendono della fantastica frutta-secca! Purtroppo ce ne siamo accorti tardi e abbiamo fatto scorta solamente il giorno che siamo partiti per Isla Navarino. Non commettete lo stesso errore!]

lunedì 1 aprile 2013

Book review

Mark Twight - Confessioni di un serial climber (2001)

L'ho letto una prima volta sette o otto anni fa. Avevo appena iniziato ad arrampicare, e avevo trovato i racconti stupendamente provocanti, fuori dalle righe, irriverenti. E' un libro che mi ha spinto ad allenarmi, a sbattere il muso contro gli ostacoli, e portare a termine le decisioni prese (non è un libro di formazione o educativo, attenti!).


Anni fa ho riletto poi alcuni racconti. Vivevo un periodo emotivamente delicato, negativo, simile - anche se su scala ridotta ed in altri contesti - a quello raccontato dall'autore. In quell'occasione ho provato tutt'altre sensazioni, ma ho compreso meglio le parole dell'autore. Ho compreso il mio dolore ed ho imparato a conviverci.
Se cercate il classico libro di montagna ben scritto, avventuroso e poetico allora lasciate perdere. Se dopo averlo letto lo trovate una "spacconeria americana", spocchioso, significa che la vostra vita è serena, felice, e fortunatamente per voi avete le idee chiare sul vostro futuro.

... E' un racconto dettagliato, di crudele schiettezza, e talvolta scomodo del prezzo che ha pagato per arrampicare ai massimi livelli.

John Bouchard

sabato 30 marzo 2013

Patagonia 2013: andata...

Sono già un paio di settimane che sono rientrato, ma zaini, giacche, magliette, sono ancora sparsi qui e là in casa. Impiego sempre tanto tempo per rimettere ogni oggetto al proprio posto. Le foto invece sono già belle ordinate, catalogate, mi rimane solo da scegliere quelle da far stampare. Sfoglio le immagini sullo schermo del portatile e mi vengono in mente ricordi, dettagli, frasi... Pensieri forti, decisi, sensazioni profonde.
Non è la meta in sè a formare il viaggiatore, ma lo spirito e gli eventi che lo accompagnano durante il cammino. Ho provato le stesse sensazioni anche sulle nostre Alpi, in riva ad una spiaggia, a volte su una salita asfalata in bici con gli amici. Non è necessario venire fino in Patagonia, basta avere del tempo per sè e guardare con occhi nuovi.

Foto: nuvole dalla passeggiata lungolago, El Calafate

CONTRASTO. In ogni momento si accostano due aspetti completamente diversi, a volte opposti. Questo avviene sia nel paesaggio: camminare con l'imponente Cuernos del Paine da una parte e la sterminata pampa tutt'intorno. Sia dal punto di vista umano: i centri città accoglienti, ben tenuti/tourist-orieented e le baracche in lamiera nella periferia; sui marciapiedi coesistono locals vestiti in modo tecnico (=costoso) e tipi trasandati. Qui si nota di più che in altri posti questa differenza. Ogni giorno si vive una sensazione di appagamento seguita da disagio o malcontento. Una montagna russa per le emozioni.

LUCE. Mai come in queste terre sono stato soggiogato dai giochi di luce, in particolare durante le albe ed i tramonti. Il sole filtra tra le nuvole giocando con le creste delle onde, cambiando il colore dell'acqua dei laghi, oppure illumina a tratti alterni l'immensa pampa. La sera, sull'isola di Navarino ho visto tramonti bellissimi e malinconici.

COLORE. Forse il mio leggero daltonismo ha giocato qualche scherzo, ma non ho mai visto colori così nitidi e così ben definiti tra loro. Non so quale sia il motivo: forse il vento costante, forse l'assenza di ciminiere, di industria. Nella pampa ogni macchia di arbusti creava colori diversi; e poi l'acqua dei laghi, le lagune con i boschi di lenga, lo scuro della semplice terra: ogni tanto rossa ogni tanto nera vulcanica. Infine l'intensità del blu nelle fenditure dei ghiacciai.

Foto: in macchina verso il Perito Moreno, El Calafate

Genova->Parigi e lo shock dell'aereoporto Charles De Gaulle: immenso, con il suo servizio di trasporti per gli spostamenti tra terminal. Sembra di stare in una città, ed impieghiamo quasi lo stesso tempo che trascorro sull'autobus la mattina per andare a lavoro. Il terminal è un lombrico di acciao, legno e vetri. Un'isola fra le piste di atterraggio.
Parigi->Buenos Aires primo volo lungo sull'Atlantico: non cambia nulla se non il fatto che ti tocca stare seduto per 10h di fila, bevendo caffè e mangiando cibo da mensa. All'arrivo si esce frastornati per i film e con l'acidità di stomaco, ma passa.
Buenos Aires - Taxi e la paura di perdere il terzo volo (3h di margine per cambiare aereoporto a Buenos Aires non sono molte!). Le lunghe avenida, simili alle nostre tangenziali, scorrono in mezzo alla periferia, ma stavolta la periferia la si vede con gli occhi, non è in tv, e fa molta differenza.
Buenos Aires -> El Calafate, indimenticabile la sensazione di atterrare nel nulla, sembra di essere nel deserto. Per la prima volta mi sono accorto che significano parole come immensità, spazio, orizzonte. Il cuore mi batteva forte (oppure batteva già per via dell'atterraggio a canguro con relativa derapata).

venerdì 15 febbraio 2013


Tempo di fare su lo zaino, controllare i biglietti aerei e svuotare la testa dai vari pensieri...
Estamos llegando
Torres Del Paine

So, yes, let's love our planet, our wild lands, our shared public domain. And let's act on that love. Let's climb and hike and fish and surf, and then let's come home and write and vote and protest for what we love.
Annie Leonard

sabato 5 gennaio 2013

Copenhagen between Christmas and New Year's Eve

MER 26

Natale sotto tono, con la famiglia un po' sparsa. L'allegria stenta a venire e certi ricordi sono difficili da buttare giù; si sente la mancanza di alcuni cari non più presenti. Rimane comunque un Natale all'insegna della buona tavola e del vino, e la sera porta con sè la stanchezza della giornata e dei bagordi. Approffitto per dare un'ultima occhiata allo zaino, e scegliere il libro da portarmi dietro (The snow tourist - Charlie English), poi mi butto a letto nella speranza di qualche ora di sonno.

La sveglia delle 02.00 non suona nemmeno: sono già sveglio, elettrizzato dall'idea di partire. Mi butto sotto la doccia (sfortunatamente più fredda che calda) e mi attivo un po'. I miei due compagni di viaggio arrivano abbastanza puntuali ma un po' sbattuti. Pian piano facciamo scorrere i chilometri sotto la macchina... Due chiacchere per tenersi svegli, qualche pausa benzina-bagno-caffè e finalmente parcheggiamo in zona aereoporto.

Aereoporto di Malpensa: solita trafila nel classico aereoporto italiano, stesse scene, caos, e sale d'attesa squallide. Nulla di nuovo. Unico vantaggio: essere arrivati presto con il check-in online già fatto. Volo EasyJet affollato. Mi sa che in molti abbiamo approffittato delle offerte post-natalizie. Partenza con la pioggia da Milano ed arrivo con pioggia e vento a Copenhagen.

Perso un po' di tempo in aereoporto per fare la Copenhagen Card (trasporti e musei gratis) e poi via verso la città. Inutile dire che i mezzi di trasporti sono puntuali, o almeno per quanto riguarda treni regionali, S-TOG e metro. Se fossimo d'estate probabilmente useremmo la bicicletta, mezzo principe in una città così ricca di piste ciclabili. Ma con questo meteo va benissimo la metro e quattro passi a piedi.


Arrivare il 26 a Copenhagen permette di apprezzare la città parzialmente chiusa e con pochi turisti in circolazione. Molti locali sono chiusi a pranzo, quindi anche fare un pasto come si deve può essere difficile. Chi spera ad un tripudio di luci natalizie rimane deluso, in quanto molto spesso iniziano già a smantellare alberi di natale ed illuminazioni.

Con mezza giornata davanti visitiamo la Ny Carlsberg Glyptotek [www.glyptoteket.dk] dove merita particolarmente l'esposizione di pittori impressionisti francesi.
L'edificio mostra un connubio di architettura classica-moderma che è un po' il filo conduttore dell'intera città. Molti sono gli edifici in vetro-acciaio costruiti negli ultimi anni, spesso affiancati agli edifici storici della città.



Il tardo pomeriggio (inizia a fare buio alle 17.00) permette di visitare lo Stroget senza l'affollamento dei turisti e di scattare un po' di foto alle chiese (Vor Frue Kirke, Sankt Petri Kirke) . Per chi è bravo con la fotografia notturna è un'ottima occasione per sfruttare filtri e cavalletti. Le chiese, come quasi tutti gli edifici ed i musei, hanno orari di apertura che oscillano 10-16, 10-17. E molte restano comunque chiuse. Conviene proseguire fino a Nyhavn, per fotografare le case sul canale con la luce notturna e terminare dalla Skuespilhuset, splendida struttura in vetro con vista sull'Operaen.


La stanchezza ci fa girare silenziosi tra le vie, avvolti nelle giacche a vento. Torniamo in zona albergo e ceniamo in uno dei numerosi ristoranti cinesi della via. L'albergo è poco distante ed il desiderio di una doccia calda prevalica sulla lista dei desserts.

GREEN PARKING - www.greenparkingmalpensa.it
Un po' difficile individuarlo tra la moltitudine di parcheggi presenti, ma anche senza navigatore ci siamo arrangiati bene. Personale cordiale e rapidi. Nessun problema-danno nemmeno al ritiro della vettura (posto coperto).

HOTEL LOEVEN - www.loevenhotel.dk
Pulito, semplice, a due passi dalla stazione e quindi l'ideale per muoversi con i mezzi anche fuori Copenhagen. Zona tranquilla. Molti ristoranti etnici nelle vicinanze.


GIO 27

Veniamo svegliati dalle campane ed una volta scesi in strada ci accorgiamo del marciapiede bagnato. Una leggera pioggerellina ci tiene compagnia per tutta la mattina, poteva andare peggio.


Visitiamo l'isoletta di Slotsholmen, decisamente penalizzata dal maltempo e dal fango sui viali. Classica visita guidata nel castello e nelle rovine, il tutto si risolve abbastanza in fretta.

Puntiamo verso la biblioteca che dà sul canale, Det Kongelige Bibliotek. L'edificio antico si sposa amabilmente con quello modermo. Proprio in quest'ultimo conviene entrare per fare due passi, ammirarne l'architettura (se siete amanti del modermo) ed entrare nell'ala antica della biblioteca (in comunicazione con l'edificio modermo tramite una galleria in vetro sospesa sulla strada).


E' inevitabile pensare a come sono ben sfruttati gli spazi, tutto è ben tenuto ed utilizzato dai ragazzi. Posti come questo fanno tornare la voglia di andare all'università, di riprendere in mano gli studi. Si esce con l'amaro in bocca: da noi in Italia è completamente differente: tutto molto più squallido e mantenuto male sia dagli enti, sia dagli stessi studenti.

Facciamo un salto in zona centro per mangiare un boccone in una graziosa creperia francese, e poi prendiamo un treno direzione  Malmö (Svezia).


Malmö è quanto ci si aspetta pensando ad una città del nord sotto il periodo di Natale. Le vie sono ben illuminate e conservano ancora l'aria natalizia. La città in sè non presenta "luoghi chiave", ma merita di essere visitata - . Magari partendo dal centro storico, proseguendo nel parco, costeggiando la fortezza e terminando poi nuovamente in centro, a due passi dalla stazione ferroviaria.


LA GALETTE - www.lagalette.dk
Graziosa creperia, con gestione tipica francese. Personale gentile, e crepes ottime.
Locale un po' da individuare, proprio in fondo al vicoletto.

STICK & SUSHI - www.sushi.dk
Da fuori sembra un po' il classico locale cool che serve sushi, ma una volta entrati ci si accorge che è molto semplice e senza pretese.


VEN 28

Mattina dedicata ai pittori con l'accoppiata di: Staten Museum for Kunst [www.smk.dk] e Den Hirschsprungske Samling. Facciamo due passi nel parco botanico verso il Rosemborg Slot, e dopo una visita al castello proseguiamo verso la Marmorkirken. Breve spuntino da Taste. In questi giorni, con il fatto che l'orario di apertura dei musei coincide con quello dei ristoranti-cafè, fare pranzo diventa l'ultima priorità.


Nel tardo pomeriggio rientriamo in zona albergo, passando per il "quartiere a luci rosse" (qualche spacciatore, e qualche faccia un po' così... vestitevi normali, fatevi gli affari vostri e non vi cambia nulla).

TASTE - www.tastedeli.eu/
Piccolo e spesso affollato cafè. Da metà pomeriggio può essere difficile farsi servire anche uno smorrebrod, ma comunque l'offerta di dolci e torte è delle migliori.

LE LE NHAHANG - www.lele-nhahang.com‎
Cucina thailandese, forse un po' troppo contaminata in certi piatti (la mentuccia nel sushi l'ho trovata un po' difficile da apprezzare).
Il servizio è ottimo, ma conviene andare sul presto in quanto è sempre molto affollato.


SAB 29

Non si può pensare di visitare Copenhagen senza vedere il monumento della Sirenetta, e quindi eccoci qui ad aspettare il bus-portuale. Peccato che stamattina le prime corse partono dalle 10:00 in poi ed ora sono le 08:00 così, per la gioia dei compagni di viaggio, ci facciamo una lunga passeggiata da Slotsholmen fino al Kastellet costeggiando il canale.


Il monumento della Sirenetta è ben conosciuto, ma sostanzialmente è una piccola scultura su uno scoglio. Mi fa una tristezza immensa; sembra un po' buttato lì per caso, e le ciminiere sulla riva opposta non aiutano a migliorare l'effetto.

Rientriamo verso la stazione. Saliamo in cima al Rundetårn per vedere la città dall'alto, ma il cielo nuvoloso non fa apprezzare a dovere la vista dei tetti. Forse di notte sarebbe stato più "magico".


Il pomeriggio lo dedichiamo di nuovo ai grandi spostamenti e andiamo fino ad Helsingør. Visita veloce al castello Kronborg Slot dove Shakespeare ambientò l'Amleto (pareri discordi su tale fatto), situato in un bel punto sullo stretto dell'Oresund. Verso sera la recente industria - e relative luci delle ciminiere - fa perdere un po' di atmosfera, ma basta dare le spalla alla costa e godersi l'imponenza della fortezza (lavori di ristrutturazione causano una vista disturbata da impalcature e ponteggi, bisogna portare pazienza).

Facciamo una tappa intermedia sulla via del rientro al Louisiana, Museum For Modern Art [www.louisiana.dk]. L'esposizione e la struttura un po' caotica delle sale/ambienti può solamente piacere ad architetti-designer amanti di queste stranezze. Ne esco poco convinto, ma d'altronde ognuno ha i propri gusti.

Ceniamo in zona Stroget e per risparmiare qualche soldo puntiamo ad uno dei numerosi locali che offrono il sistema a buffet (l'equivalente dell'italiano aperiticena).

RIZ RAZ STICKS'N VEGGIES - www.rizraz.dk
Posto affollato in prevalenza da ragazzi. Camerire simpatiche ed abituate ad una clientela giovane.
Buffet conveniente, con portate di buona qualità.



DOM 30

Mi sveglio con l'allarme dell'orologio. La stanchezza accumulata mi ha fatto dormire come un sasso. La mia amica non è dello stesso parere, e mostra i segni di una notte insonne. Ultima colazione alla nostra caffetteria, due battute con la barista e poi veloce visita a Christianshavn - (Christians Kirke, Von Frelsers Kirke).

Il volo parte nel tardo pomeriggio ed aproffittiamo dell'efficiente sistema ferroviario per andare a visitare il museo sugli impressionisti Ordrupgaard [www.ordrupgaard.dk] (stazione ferroviaria di Klampenborg). Dato che il vero uomo non chiede mai informazioni sbaglio la fermata dell'autobus e scendiamo parecchio dopo. Ovviamente inizia a piovere e tirare un bel vento freddo del nord. I miei compagni di viaggio mi maledicono. Riprendiamo l'autobus in senso inverso - ne passa uno ogni 35 minuti circa - e stavolta chiedo a quale fermata scendere...
L'esposizione non delude - è da non perdere se siete degli amanti delle tele di Hammershøi. Nel complesso non è grandissima ma usciamo ampiamente ripagati del freddo e del viaggio.

E' tempo di andare in aereoporto e farsi venire un po' di malinconia. Le ore in aereo volano letteralmente: due battute, uno sguardo alle foto. Le città intanto scorrono sotto di noi, e simili a costellazioni diventano per stanotte la nostra "volta celeste".

martedì 4 dicembre 2012

Prime pioggie e prima neve sui rilievi più alti. Mesi di passaggio prima del vero inverno. All'inizio fa particolarmente freddo solo di mattina. Poi comincia a fare freddo sia di mattina sia di sera. Infine fa freddo tutto il giorno. Ci si sveglia con le prime gelate serie, quelle in cui si passano parecchi minuti col raschietto a grattare via il ghiaccio dal parabrezza. E ci si addormenta solo dopo aver bevuto una tazza di thè bollente.




I piccoli ritardi degli autobus e dei treni acquistano un peso maggiore, ora che si sta in piedi con l'aria gelida che batte sulle gambe ed un brivido freddo umido nella schiena.



La bici riposa in garage, pulita, ingrassata, in attesa di una bella giornata di sole e fango... ma dovrà attendere. Gli scarponi sono ancora infangati dall'ultima notte/bivacco all'aperto: reduci di una corsa sotto la grandine per arrivare alla macchina prima che si scatenasse la tempesta. (Pessima notte per bivaccare: va bene dare minor peso alle previsioni meteo - sempre catastrofiche - ma ignorarle con superficialità è da stupidi e si paga...).


 
I finesettimana sono trascorsi a leggere. Ci si aggiorna su cosa accade nel mondo (rivista Internazionale). Si leggono un paio di pagine da un libro di Saramago, due racconti di Sepùlveda. Un buon cd "suona" a volume medio-basso. Ogni tanto un pallido sole fa mettere il "muso fuori": un buon motivo per fare due passi e mettere ordine attorno casa.